Capita spesso di aprire PageSpeed Insights e trovare tra i suggerimenti «riduci l’impatto del codice di terze parti», con in cima all’elenco Google Tag Manager, Analytics e qualche pixel dei social. Viene il dubbio: Analytics rallenta il sito? La risposta breve è che il tag di Analytics da solo pesa poco, ma l’insieme degli strumenti di misurazione e marketing che spesso lo accompagnano può pesare molto. Vediamo come trovare il giusto equilibrio.

Quanto pesa davvero

Il tag di Google per GA4 è uno script caricato in modo asincrono: non blocca la visualizzazione della pagina. Il suo costo principale è il lavoro del processore del dispositivo per eseguirlo, che su un telefono di fascia media non è trascurabile ma resta contenuto.

Il problema nasce quando ai siti si aggiungono, uno dopo l’altro:

  • Google Tag Manager con decine di tag, alcuni non più usati;
  • pixel dei social e delle piattaforme pubblicitarie;
  • chat e assistenti in finestra;
  • mappe di calore e registrazione delle sessioni;
  • più strumenti di statistica insieme, che misurano la stessa cosa.

Ognuno scarica il suo codice, lo esegue e a volte ne carica altro. Il totale può superare il peso del sito stesso.

Dove si vede in PageSpeed

Questi script incidono soprattutto su due metriche, che spieghiamo nell’articolo sulle metriche delle prestazioni:

  • Total Blocking Time (TBT), nel test di laboratorio: il tempo in cui la pagina è occupata a eseguire codice e non risponde. Pesa il 30% del punteggio di prestazioni.
  • Interaction to Next Paint (INP), nei dati reali degli utenti: quanto la pagina è pronta a reagire a un tocco o a un clic. Script pesanti la peggiorano.

Come spieghiamo in cosa misura davvero PageSpeed Insights, questo è un aspetto del sito, non del server: un hosting veloce non compensa venti script di terze parti.

Caricare solo ciò che serve

Il primo intervento è sempre lo stesso: fare ordine.

  1. Elenca gli strumenti caricati dal sito e chiediti per ciascuno: lo uso davvero? Qualcuno guarda questi dati?
  2. Togli i doppioni: due strumenti di statistica che misurano la stessa cosa, o lo stesso tag caricato sia dal tema sia da Tag Manager.
  3. Pulisci Tag Manager: tag di campagne finite, test dimenticati, pixel di piattaforme che non usi più.
  4. Carica gli strumenti solo dove servono: la chat forse serve nelle pagine dei prodotti e non negli articoli del blog.

Con il banner dei cookie configurato correttamente, inoltre, molti di questi script non partono finché il visitatore non dà il consenso: un vantaggio anche per la velocità del primo caricamento.

Rimandare gli script all’interazione

Una tecnica efficace è rimandare il caricamento degli script non essenziali finché il visitatore non interagisce con la pagina: scorre, tocca lo schermo o muove il mouse. La pagina si mostra e diventa usabile subito; gli strumenti di misurazione partono un istante dopo.

Con iWebLab Cache questa funzione si può attivare per gli script scelti. I dati di Analytics arrivano comunque quando il visitatore interagisce. L’unica differenza è che chi apre la pagina e la chiude subito, senza toccare nulla, potrebbe non essere contato: un compromesso che va valutato in base a quanto ti serve misurare anche quelle visite brevissime.

Va provata con attenzione: alcuni script, come certi sistemi di pagamento o di consenso, devono partire subito. Per questo conviene attivarla per gradi e verificare che tutto funzioni.

I parametri delle campagne non rallentano

Un dubbio frequente riguarda i link delle campagne, con parametri come utm_source, gclid o fbclid: «se ogni link è diverso, la pagina non viene più servita dalla cache?». Sulla rete iWebLab Edge, con iWebLab Cache, questi parametri di tracciamento vengono riconosciuti: la pagina resta servita dalla cache e Analytics li legge comunque nel browser. Diverso è il caso dei filtri dei negozi, che cambiano davvero il contenuto, come spieghiamo nell’articolo sulle campagne sponsorizzate.

Come verificare l’effetto

Dopo ogni intervento, misura: apri PageSpeed Insights sulla versione mobile e confronta il Total Blocking Time prima e dopo, ripetendo la prova un paio di volte perché i valori variano. Nel pannello del browser, alla voce che elenca le richieste di rete, puoi vedere quanti script di terze parti carica la pagina e quanto pesano. Dopo qualche settimana, i dati reali degli utenti in PageSpeed e in Search Console mostrano se anche l’INP è migliorato. Controlla infine in Analytics che i dati continuino ad arrivare: una pulizia troppo energica può togliere anche un tag che serviva.

In sintesi

  • Il tag di Analytics da solo pesa poco; Tag Manager pieno di tag, pixel, chat e mappe di calore pesano molto.
  • L’impatto si vede soprattutto su TBT e INP, ed è un aspetto del sito, non del server.
  • Fai ordine: togli doppioni e strumenti inutilizzati, carica solo dove serve.
  • Con iWebLab Cache puoi rimandare gli script non essenziali all’interazione; i parametri delle campagne non rompono la cache.

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