Nascosta nelle impostazioni di Search Console c’è una sezione che preoccupa molti clienti: Statistiche di scansione. Mostra quante richieste fa Googlebot al tuo sito e, soprattutto, il tempo medio di risposta. Quando quel grafico sale, la prima conclusione è «il server è diventato lento». Quasi sempre non è così. Vediamo cosa misura davvero quel numero e come leggerlo.
Cosa misura il tempo medio di risposta
Secondo la definizione di Google, è il tempo medio necessario per recuperare il contenuto di una pagina durante la scansione. Non comprende il caricamento delle risorse della pagina, come script e immagini, né il tempo per disegnarla. In pratica misura quanto ci mette Googlebot a ricevere il documento HTML.
Quel tempo però non è solo il lavoro del server. Comprende anche:
- la distanza di rete fra Googlebot e il sito: Googlebot scansiona soprattutto dagli Stati Uniti, quindi ogni richiesta attraversa l’oceano;
- la «stretta di mano» iniziale: quando Googlebot apre una connessione nuova deve stabilire il collegamento e la cifratura HTTPS prima di ricevere il primo byte;
- il trasferimento della pagina, più lungo se l’HTML è pesante;
- il tempo del server per preparare la pagina, che spesso è la parte più piccola.
Per questo il tempo che vedi in Search Console è quasi sempre più alto del tempo in cui il server prepara la pagina, e non va confrontato con i numeri di PageSpeed Insights, che misura cose diverse, da un altro luogo e in un altro modo.
Perché il grafico sale anche se nulla è cambiato
Un sito ben configurato serve molte pagine già pronte dalla cache, in pochi millisecondi. Le pagine non in cache, invece, vanno generate al momento e richiedono decimi di secondo. La media che vedi è un mix delle due.
Basta che cambi la proporzione perché la media si sposti, con le pagine identiche a prima:
- se Googlebot in un periodo visita molte pagine vecchie o poco frequentate, che non erano in cache, la media sale;
- se pubblichi o aggiorni molti contenuti, Googlebot li visita appena generati e la media sale;
- se un sito dello stesso account riceve una scansione intensa, per esempio sui filtri di un negozio, il suo andamento domina il grafico;
- se Googlebot apre più connessioni nuove invece di riusare quelle aperte, ogni richiesta paga la stretta di mano.
Un aumento del tempo medio, da solo, non dimostra un rallentamento del server. Va letto insieme alle altre sezioni.
Le altre sezioni da guardare
Per risposta
La distribuzione dei codici di risposta: OK (200), reindirizzamenti, non trovate (404), errori del server (5xx). Una crescita di 404 o di reindirizzamenti è utile da conoscere; una crescita di 5xx va verificata subito.
Per tipo di file
Quanta parte della scansione va su HTML, immagini, CSS, JavaScript. Se le richieste HTML sono enormi rispetto alle pagine del sito, Googlebot sta probabilmente esplorando indirizzi generati, come i filtri.
Per scopo
Aggiornamento sono le pagine già note che Google ricontrolla; rilevamento sono quelle nuove. Un picco di rilevamento indica che Google ha trovato molti indirizzi nuovi: ottimo dopo una pubblicazione, sospetto se non hai pubblicato nulla.
Disponibilità dell’host
Mostra se Googlebot ha avuto problemi a leggere robots.txt, a risolvere il DNS o a connettersi al server. È la sezione che segnala i problemi veri di raggiungibilità.
Cosa fare per migliorare
La leva più efficace è iWebLab Cache Pro con Sentinella (50 € l’anno): le pagine vengono servite già pronte dalla cache della rete iWebLab Edge anche a Googlebot, senza essere generate ogni volta dal server. Il motivo è la distanza: Googlebot scansiona soprattutto dagli Stati Uniti, e la rete iWebLab Edge ha punti di presenza anche negli Stati Uniti. Con Cache Pro la pagina gli viene consegnata già pronta da un nodo vicino, invece di fare ogni volta il viaggio fino al server in Europa: meno strada da percorrere e una stretta di mano più rapida. Per questo, con la cache attiva, in Search Console si può vedere il tempo medio di risposta scendere sotto i 200 ms. Il valore preciso dipende da quante pagine sono in cache, dalla rete fra Googlebot e il sito e da quante pagine nuove o appena aggiornate Google visita in quel periodo: è un risultato che si ottiene, non una soglia garantita in ogni giorno. Trovi i dettagli nella pagina di iWebLab Cache.
Oltre alla cache:
- Bloccare gli indirizzi inutili: i filtri a faccette generano migliaia di pagine mai in cache, che alzano la media e sprecano la scansione.
- Verificare gli errori 5xx segnalati nella sezione per risposta.
- Guardare i dati del server: con SEO Log Intelligence vedi dal pannello cosa visita Googlebot e con quali risposte.
Senza cache, invece, la distanza fra Googlebot e il server resta una parte fissa del numero: ogni pagina generata al momento deve attraversare l’oceano, andata e ritorno.
Quanto conta per il posizionamento
Il tempo medio di risposta non è un fattore di posizionamento diretto. Conta in un altro modo: se il sito risponde lentamente o con errori, Google riduce la quantità di pagine che scansiona, per non sovraccaricarlo. In un sito piccolo la differenza non si nota; in un negozio con migliaia di prodotti significa che le pagine nuove o aggiornate vengono viste più tardi. Per questo conviene tenere il tempo basso e, soprattutto, non sprecare la scansione su pagine inutili.
In sintesi
- Il tempo medio di risposta misura il recupero della sola pagina HTML, rete compresa: non è il tempo del server.
- Sale anche solo perché cambia la quota di pagine servite dalla cache o perché Google visita molte pagine nuove.
- Leggilo insieme ai codici di risposta, al tipo di file, allo scopo e alla disponibilità dell’host.
- Con iWebLab Cache Pro e Sentinella le pagine arrivano già pronte anche a Googlebot, dai punti di presenza della rete iWebLab Edge negli Stati Uniti, vicini a Googlebot: il tempo medio può scendere sotto i 200 ms.
- Bloccare i filtri a faccette riduce le pagine inutili e mai in cache.
Il grafico del tuo sito è salito e vuoi capire perché? Apri un ticket: confrontiamo Search Console con quello che vediamo sul server.