Il budget di Google Ads si spreca quasi sempre per gli stessi motivi, e quasi mai per colpa dell’annuncio in sé. Spesso il problema è a monte, nelle impostazioni, o a valle, nel sito. Ecco gli errori che vediamo più spesso e come evitarli.

1. Mandare il traffico sulla home o su pagine con filtri

Chi clicca su un annuncio per «zaino da trekking 40 litri» e arriva sulla home del negozio deve ricominciare a cercare. Molti non lo fanno. Mandarlo su una categoria con filtri applicati sembra la soluzione, ma crea altri problemi: pagine lente sotto carico, risultati che cambiano con il magazzino, indirizzi che si rompono quando cambia il tema. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo sulle campagne e le landing page: la soluzione migliore è quasi sempre una pagina dedicata.

2. Corrispondenze troppo larghe, senza parole chiave negative

Con la corrispondenza generica l’annuncio può comparire per ricerche solo vagamente collegate. Chi vende «corsi di inglese a Milano» rischia di pagare clic per «inglese gratis», «traduttore inglese» o «lavoro a Milano». Le parole chiave negative servono proprio a escludere i termini per cui non vuoi comparire, come «gratis», «lavoro», «usato», «fai da te».

3. Non controllare i termini di ricerca

Google Ads mostra le ricerche reali che hanno fatto comparire gli annunci, nel rapporto sui termini di ricerca. È la miniera da cui estrarre parole chiave negative e nuove idee. Guardarlo ogni settimana nei primi mesi, e poi regolarmente, è uno dei modi più efficaci per ridurre gli sprechi.

4. Nessuna misurazione delle conversioni

Senza conversioni misurate non sai quali campagne rendono, e le offerte automatiche ottimizzano alla cieca. Con conversioni misurate male, per esempio contate due volte, è anche peggio: Google spinge le campagne sbagliate. Trovi come impostarle nell’articolo su misurare le conversioni.

5. Sito lento, in errore o in manutenzione

Ogni clic che finisce su una pagina lenta, su un errore del server o su una pagina «in manutenzione» è pagato e perso. Succede più spesso di quanto si pensi: un aggiornamento del sito fatto di sera con la campagna attiva, un plugin che rallenta la pagina di destinazione, un picco di traffico che il sito non regge. Prima di avviare o potenziare una campagna, segui i controlli dell’articolo sul sito che deve reggere la campagna.

6. Campagne attive quando nessuno può rispondere

Se l’obiettivo è la telefonata o la richiesta urgente, pagare clic alle tre di notte o la domenica, quando nessuno risponde, può non avere senso. La pianificazione degli annunci permette di mostrarli solo negli orari in cui puoi gestire i contatti, o di ridurre le offerte nelle fasce meno utili. Per un negozio online, invece, la notte può essere un buon momento: dipende dai dati, non dall’abitudine.

7. Clic non validi e bot

Una parte dei clic arriva da sistemi automatici o da clic ripetuti senza intenzione reale. Google filtra molti di questi clic non validi e rimborsa quelli che individua dopo averli addebitati: li trovi indicati nei rapporti dell’account. Ma i bot che arrivano sul sito non spariscono: consumano risorse e possono falsare le statistiche. Security Intelligence blocca i bot malevoli prima che raggiungano il sito, senza fermare i controllori di Google, e con SEO Log Intelligence vedi quali visite automatiche ricevi davvero.

8. Aumentare il budget invece di migliorare la pagina

Se una campagna non rende, la tentazione è alzare offerte e budget. Spesso è più conveniente il contrario: migliorare la pagina di destinazione alza il punteggio di qualità, abbassa il costo di ogni clic e aumenta chi compra. A parità di spesa, si ottiene di più.

9. Lasciare tutto all’automazione senza controllare

Performance Max e le offerte automatiche possono funzionare molto bene, ma solo se ricevono dati corretti: conversioni affidabili, un catalogo pulito, pagine veloci. Senza queste basi, l’automazione spende in fretta. Anche quando tutto funziona, controllare i risultati ogni settimana resta indispensabile.

10. Cliccare sui propri annunci per controllarli

Cercare su Google le proprie parole chiave e cliccare sugli annunci per vedere se funzionano costa: ogni clic è addebitato, e le ricerche ripetute senza clic peggiorano la percentuale di clic stimata. Per controllare come appaiono gli annunci si usa lo strumento di anteprima e diagnosi degli annunci di Google Ads, che mostra il risultato senza far scattare impressioni e costi.

Lo stesso vale per colleghi e collaboratori: meglio chiedere a tutti di non cercare e cliccare gli annunci dall’ufficio per «vedere se ci sono». Un controllo settimanale dei rapporti dice molto di più.

In sintesi

  • Manda il traffico su pagine dedicate, non sulla home o su categorie filtrate.
  • Usa parole chiave negative e controlla i termini di ricerca ogni settimana.
  • Misura le conversioni, una volta sola per ciascuna.
  • Assicurati che il sito sia veloce e funzionante prima di spendere: la pagina pesa quanto l’annuncio.
  • Google rimborsa i clic non validi, ma i bot sul sito vanno fermati con Security Intelligence.

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