Vuoi collegare il tuo sito a Google Search Console per vedere come appare nelle ricerche, oppure attivare un servizio esterno che ti chiede di “dimostrare di possedere il dominio”. A un certo punto compare una richiesta dall’aria tecnica: “aggiungi questo record TXT alla configurazione DNS del tuo dominio”. È una delle richieste che ci arrivano più spesso, e in realtà è un’operazione semplice. Ecco cosa significa e come farla senza errori.

Perché ti chiedono di verificare il dominio

Search Console, Microsoft 365, Google Workspace, servizi di newsletter, piattaforme di pagamento e molti altri servizi devono essere sicuri che tu sia davvero il proprietario del dominio prima di mostrarti dati riservati o di inviare email a suo nome. Il modo più usato per dimostrarlo è chiederti di aggiungere un’informazione nei DNS del dominio: solo chi controlla il dominio può farlo.

Quell’informazione è un record TXT, cioè una riga di testo libero associata al dominio. Il servizio ti fornisce un codice, tu lo pubblichi nei DNS, il servizio lo legge e conferma la verifica.

Prima di iniziare: dove sono gestiti i tuoi DNS?

Il record va aggiunto dove sono gestiti i DNS del dominio, che non è necessariamente dove è registrato il dominio o dove sta il sito.

  • se il dominio usa i nostri nameserver, i DNS si gestiscono dal pannello DirectAdmin, nella sezione della gestione DNS del dominio;
  • se i nameserver sono di un altro fornitore (per esempio un servizio esterno di DNS), il record va aggiunto là. Aggiungerlo nel nostro pannello non avrebbe alcun effetto.

Se non sai quale sia il tuo caso, controlla i nameserver del dominio nell’area clienti, oppure chiedici con un ticket.

Aggiungere il record TXT dal pannello

  1. Nel servizio che ti chiede la verifica, scegli il metodo record DNS o TXT e copia il valore che ti viene mostrato. Su Search Console, per esempio, è una stringa che inizia con google-site-verification=.
  2. Entra nel pannello DirectAdmin dall’area clienti e apri la gestione DNS del dominio.
  3. Aggiungi un nuovo record di tipo TXT.
  4. Nel campo del nome, inserisci quello richiesto dal servizio. Se il servizio dice di usare il dominio principale (a volte indicato con @ o lasciando il campo vuoto), usa il dominio stesso. Se ti indica un nome particolare, per esempio un sottodominio che inizia con un trattino basso, copialo esattamente.
  5. Nel campo del valore, incolla il codice così com’è, senza spazi in più all’inizio o alla fine.
  6. Salva il record.
  7. Torna nel servizio e avvia la verifica.

Perché la verifica a volte non riesce subito

Serve un po’ di tempo

Le modifiche ai DNS non sono visibili a tutto il mondo nello stesso istante: i server della rete conservano le risposte per un certo periodo prima di chiederle di nuovo. Se la verifica fallisce subito dopo aver salvato, aspetta un po’ e riprova. Non cancellare e ricreare il record più volte: rischi solo di allungare i tempi.

Errori di copia

Gli errori più comuni che vediamo:

  • il valore incollato con le virgolette quando il pannello le aggiunge già da solo, o viceversa;
  • spazi o a capo finiti dentro il codice durante il copia e incolla;
  • il dominio ripetuto nel nome: alcuni pannelli aggiungono automaticamente il dominio in fondo, e scrivere il nome completo produce qualcosa come tuodominio.it.tuodominio.it;
  • il record aggiunto al dominio sbagliato, per esempio a un alias o a un sottodominio.

DNS gestiti altrove

È la causa più frequente quando “il record c’è ma la verifica non passa”: il record è stato aggiunto nel nostro pannello, ma il dominio usa nameserver di un altro fornitore, oppure il contrario.

Attenzione a non toccare gli altri record

Aggiungere un record TXT non disturba il sito né la posta. Ma nella stessa schermata ci sono anche i record che li fanno funzionare: A, CNAME, MX. Modificarli o cancellarli per errore può far sparire il sito o bloccare la posta. In particolare:

  • non eliminare il record SPF esistente (è anch’esso un TXT, inizia con v=spf1): la verifica di Google va aggiunta come record separato;
  • se un servizio ti chiede di modificare l’SPF per poter inviare email a nome tuo, non creare un secondo record SPF: va aggiornato quello esistente, perché due SPF sullo stesso dominio sono un errore;
  • se il tuo sito è sotto la rete iWebLab Edge, non cambiare i record del sito senza averci sentito.

Gli altri metodi di verifica

Search Console e altri servizi offrono anche metodi diversi dal DNS: caricare un file HTML nella cartella del sito, aggiungere un meta tag nella home page, collegare un account di statistiche già installato. Funzionano, ma verificano solo quell’indirizzo del sito. La verifica con il record TXT vale invece per tutto il dominio, compresi www, sottodomini e versione https, ed è indipendente dal sito: se rifai il sito o cambi tema, la verifica resta.

Se scegli il metodo del file HTML, caricalo nella cartella public_html del dominio via FTP (porta 2100, meglio con cifratura TLS) o dal file manager del pannello, e non cancellarlo dopo la verifica.

Una volta verificato

Lascia il record dove si trova. Molti servizi ricontrollano periodicamente la verifica: se il record sparisce, perdi l’accesso ai dati. Per tenere traccia, annota da qualche parte a cosa serve ogni record TXT che aggiungi.

Se vuoi capire ancora meglio come Google e gli altri motori leggono il tuo sito, dai un’occhiata anche a SEO Log Intelligence, che mostra le visite dei motori di ricerca registrate dal server. E se qualcosa non torna, apri un ticket indicando il dominio e il valore che devi inserire: ti aiutiamo a sistemarlo.

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