shop.tuonome.it, blog.tuonome.it, prova.tuonome.it: sono tutti sottodomini, e non costano nulla in più del dominio che già possiedi. Sono uno strumento comodo per organizzare servizi diversi sotto lo stesso nome, per creare un ambiente di prova o per collegare piattaforme esterne. Vediamo cosa sono, quando usarli (e quando no) e come crearli.
Cos’è un sottodominio
Un nome a dominio si legge da destra verso sinistra. In blog.tuonome.it:
.itè l’estensione;tuonomeè il nome che hai registrato;blogè il sottodominio, una «etichetta» in più che decidi tu.
Anche www è, tecnicamente, un sottodominio: quello più famoso. Il bello è che i sottodomini non si registrano: una volta che il dominio è tuo, puoi crearne quanti ne servono semplicemente aggiungendo record nella sua zona DNS.
A cosa servono: gli usi più comuni
| Sottodominio | Uso tipico |
|---|---|
shop. / negozio. |
Un e-commerce separato dal sito istituzionale |
blog. |
Un blog gestito con un’applicazione diversa dal sito |
prova. / staging. |
Una copia del sito per provare aggiornamenti e modifiche |
webmail. |
L’accesso alla posta dal browser |
area. / clienti. |
Un’area riservata o un gestionale |
en. / de. |
Versioni in altre lingue, se preferisci questa struttura |
Un sottodominio può puntare allo stesso hosting del sito principale o a un servizio completamente diverso: un sistema di prenotazioni, una piattaforma di newsletter, un servizio di assistenza clienti. Ognuno vive di vita propria.
Sottodominio o cartella?
Spesso la stessa cosa si può fare in due modi: blog.tuonome.it oppure tuonome.it/blog. Qual è meglio? Dipende:
- Scegli il sottodominio quando si tratta di un’applicazione diversa, ospitata altrove o con esigenze tecniche proprie (per esempio un negozio su una piattaforma esterna).
- Scegli la cartella quando il contenuto fa parte dello stesso sito, gestito con lo stesso CMS: per i visitatori e per i motori di ricerca resta tutto in un unico sito.
Non c’è una risposta valida per tutti: conta di più la coerenza. Cambiare struttura in seguito richiede reindirizzamenti e un po’ di lavoro.
Come si crea un sottodominio
Ci sono due situazioni, a seconda di dove deve «vivere» il sottodominio.
Sul tuo hosting iWebLab
Se il sottodominio deve ospitare file o un’applicazione sul tuo spazio di hosting, si crea dal pannello DirectAdmin, a cui accedi direttamente dall’area clienti senza una password separata. Nella sezione dedicata ai sottodomini scegli il nome e il pannello prepara la cartella dove caricare i file. Le voci esatte del menu possono variare con gli aggiornamenti del pannello.
Una volta creato, puoi installarci un’applicazione con Installatron, per esempio una copia di prova di WordPress, o caricarci i file via FTP.
Su un servizio esterno
Se il sottodominio deve puntare a un’altra piattaforma, non serve creare nulla sull’hosting: basta un record nella zona DNS. Di solito il servizio ti chiede:
- un record CNAME, per esempio
shop.tuonome.itche punta a un nome fornito dalla piattaforma; - oppure un record A con un indirizzo IP.
shop.tuonome.it. CNAME nome-indicato.dalla-piattaforma.
A differenza del dominio principale, sui sottodomini il CNAME si usa senza problemi, purché quel nome non abbia altri record. La gestione DNS è compresa con ogni dominio registrato da noi: aggiungi il record in autonomia oppure chiedici di farlo con un ticket.
Sottodomini e HTTPS
Ogni sottodominio è un indirizzo a sé e ha bisogno di un certificato valido per essere aperto in HTTPS senza avvisi. Sul nostro hosting il certificato Let’s Encrypt è gratuito, emesso e rinnovato in automatico: dopo aver creato un sottodominio, controlla che il lucchetto compaia e, se non succede, scrivici. Se invece il sottodominio punta a un servizio esterno, di solito è quel servizio a occuparsi del certificato. Trovi di più nella pagina sui certificati SSL.
Il caso «prova»: un ambiente di test
Uno degli usi più utili è creare una copia del sito su un sottodominio come prova.tuonome.it, per provare aggiornamenti di plugin, nuovi temi o modifiche importanti senza rischi. Qualche accortezza:
- Proteggilo con una password o almeno impedisci l’indicizzazione: non vuoi che i motori di ricerca mostrino la copia al posto dell’originale.
- Attenzione alle email: una copia di un e-commerce può inviare conferme d’ordine o newsletter vere ai clienti. Disattiva gli invii nella copia.
- Usa un database separato, mai quello del sito in produzione.
- Cancellalo quando non serve più: un sito di prova dimenticato e mai aggiornato è una porta aperta.
Il sottodominio jolly
Esiste anche il cosiddetto record jolly (wildcard), scritto *.tuonome.it, che fa rispondere qualunque sottodominio non definito. È utile in casi specifici, per esempio per alcune applicazioni che creano sottodomini al volo, ma nella maggior parte dei siti non serve e può creare confusione, facendo rispondere anche indirizzi scritti male. Usalo solo se sai perché ti serve.
Buone abitudini
- Tieni un elenco dei sottodomini che usi e di dove puntano: in caso di cambio di hosting o di nameserver ti servirà.
- Togli i record inutilizzati. Un sottodominio che punta a un servizio dismesso può essere «riutilizzato» da altri su quella piattaforma, se il servizio lo consente: è una tecnica d’attacco nota.
- Usa nomi chiari e brevi, facili da dettare.
- Mantieni aggiornate le applicazioni installate sui sottodomini, come quelle del sito principale.
In sintesi
- I sottodomini sono gratuiti e si creano con la zona DNS del tuo dominio.
- Sul tuo hosting si creano dal pannello; verso servizi esterni bastano un record CNAME o A.
- Ogni sottodominio ha bisogno del suo certificato HTTPS.
- Quelli che non usi più vanno eliminati.
Hai un dubbio su come organizzare i tuoi servizi? Apri un ticket: ti suggeriamo la soluzione più semplice per il tuo caso.