Ogni volta che apri un sito o invii un’email, prima ancora che parta la richiesta vera e propria succede una piccola ricerca dietro le quinte: il sistema DNS traduce il nome che hai scritto in un indirizzo che i computer sanno usare. Capire come funziona ti aiuta a configurare un dominio, a spostare un sito e soprattutto a capire cosa succede quando «non va».

Il DNS è la rubrica di Internet

I server si riconoscono da un indirizzo numerico, l’indirizzo IP. Noi invece ricordiamo nomi, come tuosito.it. Il DNS (Domain Name System) è il sistema che fa da rubrica: tu cerchi il nome, lui ti restituisce il «numero di telefono» del server.

A differenza di una rubrica normale, però, il DNS non è un unico elenco conservato in un posto solo. È distribuito su moltissimi server in tutto il mondo, ognuno responsabile di una piccola parte. È proprio questo che lo rende robusto e veloce.

I protagonisti

  • Il tuo dispositivo: il computer o il telefono che vuole aprire il sito.
  • Il resolver: un server, di solito del tuo provider Internet o di un servizio DNS pubblico, che fa le ricerche per conto tuo e ne conserva i risultati per un po’.
  • I server radice: sanno chi gestisce ogni estensione (.it, .com…).
  • I server dell’estensione: sanno quali nameserver gestiscono ciascun dominio registrato.
  • I nameserver autorevoli del dominio: contengono la risposta vera, cioè i record DNS del tuo dominio. Se usi i nostri DNS, sono i nostri.

Cosa succede quando scrivi un indirizzo

Immagina di digitare www.tuosito.it. In modo semplificato:

  1. Il dispositivo controlla se conosce già la risposta (perché l’ha cercata poco fa). Se sì, la usa subito.
  2. Altrimenti chiede al resolver. Anche il resolver, se ha la risposta in memoria, la restituisce senza cercare altro.
  3. Se non ce l’ha, il resolver parte dall’alto: chiede ai server radice chi gestisce il .it.
  4. I server del .it rispondono indicando quali nameserver sono responsabili di tuosito.it.
  5. Il resolver chiede a quei nameserver l’indirizzo di www.tuosito.it e riceve la risposta.
  6. Il resolver la passa al tuo dispositivo e la conserva per il tempo indicato (il TTL). Il browser a quel punto contatta il server e carica la pagina.

Tutto questo avviene di solito in una frazione di secondo, e grazie alla memoria temporanea (la cache) le ricerche successive sono ancora più rapide.

Zona DNS e record

L’insieme delle informazioni DNS di un dominio si chiama zona. La zona è fatta di record, ognuno con un compito preciso:

  • A e AAAA: dicono a quale indirizzo IP risponde un nome.
  • CNAME: dice che un nome è un alias di un altro nome.
  • MX: indica quali server ricevono la posta del dominio.
  • TXT: testi usati soprattutto per verifiche e per la sicurezza della posta.
  • NS: indicano i nameserver del dominio.

Li vediamo uno per uno, con esempi pratici, nell’articolo sui record DNS.

Il TTL: quanto a lungo si ricorda una risposta

Ogni record ha un TTL (Time To Live), espresso in secondi: è il tempo per cui resolver e dispositivi possono tenere in memoria la risposta prima di chiederla di nuovo. Un TTL alto riduce le richieste e velocizza la navigazione; un TTL basso fa sì che una modifica venga recepita prima.

È questo meccanismo che spiega perché, dopo un cambio, alcune persone vedono già il nuovo sito e altre ancora il vecchio: lo approfondiamo nell’articolo sulla propagazione DNS.

Dove vengono gestiti i DNS del tuo dominio

I record del tuo dominio stanno sui nameserver indicati nella registrazione. Da qui una regola pratica importante: le modifiche vanno fatte dove si trovano davvero i nameserver attivi. Se il tuo dominio usa i DNS di un altro fornitore, cambiare un record da noi non avrà effetto, e viceversa.

Quando registri o trasferisci un dominio con noi, i DNS li gestiamo noi: sito, posta e certificato SSL vengono collegati in modo coerente. Se invece preferisci tenere i DNS altrove, possiamo indicarti quali record impostare.

DNS, sito e posta: tre cose collegate ma distinte

Un errore frequente è pensare che dominio, sito e posta siano un’unica cosa. In realtà il DNS può mandare il sito su un server e la posta su un altro. Per esempio:

  • il record A di tuosito.it indirizza il sito;
  • i record MX indirizzano la posta;
  • un sottodominio come webmail.tuosito.it può avere un indirizzo ancora diverso.

Per questo, se il sito è sotto la rete iWebLab Edge (i nostri punti di presenza che servono le pagine dalla cache), per la webmail ti consigliamo l’indirizzo webmail.tuodominio invece del dominio principale, e per l’FTP l’indirizzo del server indicato nell’email di attivazione o nell’area clienti, non ftp.tuodominio: quei nomi, se puntano alla rete Edge, non portano al tuo spazio hosting.

Come controllare cosa risponde il DNS

Se vuoi verificare da solo una configurazione, puoi usare da terminale i comandi nslookup (disponibile anche su Windows) oppure dig (su Linux e macOS):

nslookup tuosito.it
dig tuosito.it A
dig tuosito.it MX

Ricorda però che la risposta che vedi è quella del tuo resolver, che potrebbe ancora ricordare un valore vecchio. Se qualcosa non torna, aspetta che passi il TTL oppure chiedi a noi.

In sintesi

  • Il DNS traduce i nomi in indirizzi, attraverso una catena di server.
  • Le informazioni di un dominio stanno nella sua zona, sui nameserver autorevoli.
  • Le risposte vengono ricordate per il tempo del TTL: per questo le modifiche non sono istantanee.
  • Sito e posta possono puntare a server diversi: ogni servizio ha i suoi record.

Hai un dubbio su come è configurato il tuo dominio? Apri un ticket dall’area clienti: controlliamo insieme i record. E se devi ancora scegliere dove registrarlo, trovi tutto nella pagina Domini.

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